La proposta del governo al comparto non lecito

Attualmente si tratta unicamente di una voce riguardo alla condizione vigente del gambling in Italia. Ciò riguarda il collegamento, non positivo, che la filiera prosegue nell'avere con lo stato. La possibilità di una sanatoria riguardo agli esercenti del gioco pubblico i quali si producono in erogazioni senza licenza, continua a rappresentare un affare non lecito, evidente sotto l'aspetto del fisco, ma sicuramente non legittimata per quanto concerne l'apparato burocratico e politico.

Ciò rende sicuramente più favorevole la situazione del settore, allontanando, sicuramente, l'incremento delle tasse per il gambling secondo il testo del decreto, ma producendo, parallelamente, dei punti non chiari in riferimento della facilità con cui si sarebbe messo da parte un disguido che da lungo tempo coinvolge il nostro paese, e dell'ADM all'interno dell'Europa. A ben guardare, il condono ingente riguardante il Palazzo in base agli investitori internazionali potrebbe concentrare all'interno un gran numero di messaggi e di condizioni le quali si collocano al di là della questione finanziaria governativa. A ridosso di ciò, nel caso in cui questo decreto si riducesse, a quanto pare, a un incremento della tassa Preu riguardo i dispositivi di gioco, questo potrebbe rappresentare il motivo per cui i politici hanno capito, alla stregua di quello che appare dai decreti, che non sussisterebbe la possibilità, e neanche la tempistica, per un ricalcolo delle imposte fiscali, alla stregua di come si pensava fosse di primo acchito. Ciò vorrebbe dire che il governo ha ottenuto piena consapevolezza della questione della filiera illegale, la quale attualmente possiede un valore di mercato doppio in confronto a quella lecita, constatando al tempo stesso di non disporre delle potenzialità necessarie allo scopo di debellarla. È in questo solco che si colloca l'ipotesi di accettarla, seppur con riserva, e tentando di tirala fuori, in ogni caso, dalla condizione di illegalità in cui si trova attualmente, alla luce del concorso d'appalto che andrà in scena il prossimo anno. Questo economicizzando nel modo più chiaro un traguardo importante per lo stato e per la filiera del gioco tutta. Tale rappresenta l'unica possibilità che si mostra in linea con quella che è la volontà del governo per questi ultimi tempi, a seconda della fuoriuscita dei differenti piani di negoziazione. Il lato negativo, invece, concerne il modo in cui questo traguardo si mostrerà in termini concreto all'interno del mercato. Si tratta infatti di un passaggio assolutamente non preventivato, e sicuramente improvvisato, per una situazione sicuramente di emergenza per quanto concerne il piano legislativo, e sicuramente distante dalle possibilità di raggruppamento delle tasse relative al fisco decise dagli operatori politici. Si tratta, in buona sostanza, di una ulteriore possibilità sfumata, quindi, allo scopo di rivolgersi nei confronti del gambling attraverso quella maturità che necessiterebbe, ormai da tempo. Ci si trova dunque con il problema di trovarsi dinanzi, in modo ancor più vessante rispetto agli anni passati, con piani di riforma abbozzati e decreti che non si rivolgono al settore con il giusto merito, per quella che è una situazione che coinvolge ogni segmento del settore, con il comparto illegale ancora una volta avvantaggiato da quelle che sono disposizioni vessanti il comparto lecito. Ci si chiede dunque quale possa essere l'idonea rappresentazione di un problema che si colloca alla radice del rapporto gambling e stato.